Tradizioni

Donnarumma mercenario già a 18 anni: decide tutto Raiola ma con Hamsik…

Ha spiazzato tutti la decisione di Gianluigi Donnarumma di non rinnovare con il Milan il suo contratto tra un anno. Una scelta consigliata molto probabilmente dal suo agente. Quel Mino Raiola che in passato ci ha già abituati a cessioni eccellenti come quelle di Ibra e Thiago Silva dal Milan al Psg o come lo scorso anno quella di Pogba dalla Juve al Manchester United.

Donnarumma avrà dunque dato libero mandato al suo agenti di trovargli la squadra migliore che, secondo i canoni di Raiola, equivale a quella che offre più soldi. Il futuro dell’estremo difensore nativo di Castellammare di Stabia difficilmente sarà in Italia. I top club europei (Real Madrid, Barcellona, Psg, Chelsea e le due di Manchester) sono pronti a fare follie per assicurarsi un portiere giovane e dall’avvenire assicurato.

Tuttavia la decisione di Donnarumma merita qualche riflessione che va oltre la solita retorica del professionismo, del progetto vincente e dei tanti soldi da guadagnare. Gigio ha appena 18 anni e un futuro roseo davanti. Deve però tanto proprio al Milan che l’ha formato e lanciato in serie A quando di anni ne aveva poco più di 16. Gli ha dato fiducia venendo ripagato alla grande perché le qualità del giocatore sono sicuramente fuori discussione. Tuttavia arrivare ad appena 18 anni e già ragionare solo ed esclusivamente con il portafoglio non è sicuramente il massimo.

Gigio,  ma soprattutto Raiola, si giustificheranno con le solite frasi. “Progetto non all’altezza, offerta contrattuale incongruente, all’estero ci sono maggiori possibilità di crescita” e così via. Quel che però rattristisce e amareggia è che un ragazzone fresco maggiorenne non abbia un minimo di riconoscenza per chi gli ha dato la possibilità di crescere ed affermarsi in così poco tempo.

Ci piace dunque ricordare la storia di Marek Hamsik, al Napoli da oltre 10 anni, che in passato decise di liquidare Mino Raiola perché non era intenzionato a lasciare, a tutti i costi, la maglia azzurra. Per la verità bisogna ricordare che nell’estate del 2011 il centrocampista slovacco fu davvero vicinissimo al Milan, poi la mazzata che i giudici della corte d’Appello di Milano inflissero a Berlusconi, costretto a pagare oltre 500 milioni di euro per la vicenda del Lodo Mondadori all’imprenditore ed editore Carlo De Benedetti, costrinsero i rossoneri a rinunciare al “Mister X” preferito.

Tuttavia con il passare dei mesi Hamsik decise di non avvalersi più della consulenza di Mino Raiola (siamo nel 2012) e continuare ad essere assistito sotto l’unica direzione di Juraj Venglos. Negli anni successivi (20’15) l’ex pizzaiolo di Nocera Inferiore così ha commentato la decisione del numero 17 azzurro: “Si è seduto, l’ambiente si è saturato, non ha più stimoli. Non sono andato avanti nel lavoro con lui perché le nostre filosofie erano diverse. Io ero cattolico, lui protestante, non potevamo stare nella stessa chiesa. Quando prendo un giocatore gli chiedo due cose: dove vuoi andare e come ci vuoi arrivare. Se avessi avuto Messi gli avrei cambiato già quattro volte squadra, ma non per i soldi: quelli li guadagnavamo pure lì a forza di rinnovi. Ma perché sarebbe migliorato anche lui. Quando dicevo che bisognava venderlo valeva 60-70 milioni. Oggi invece a quanto siamo?”.

Secca la replica di Hamsik, forse l’unico giocatore che ha avuto il coraggio di ribellarsi a un procuratore di spessore (e di successo) come Raiola: “Mino ha il suo pensiero ed io ho il mio, ma resto orgoglioso di quello che ho fatto. Ormai sono tanti anni qui, spero di continuare così anche se non si sa mai. Ho sempre detto che finchè sarò contento resterò qua”.

 

 

Ciro Cuozzo

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