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Un libro spiega l’evoluzione edilizia e urbanistica di Napoli

La storia architettonica della città, gli stili abitativi dei napoletani, l’inizio della costruzione degli appartamenti, il dopo guerra con il boom economico, l’emergere di un ceto sociale borghese che può essere definito come middle class, la speculazione edilizia e il mercato immobiliare. Per conoscere questi aspetti di Napoli è necessario leggere “Condomini napoletani“, testo scritto dall’architetto Chiara Ingrosso che ha trasportato la sua passione per l’architettura nelle pagine di un libro davvero interessante.

Il mio è stato un tentativo di raccontare la storia della città dal punto di vista architettonico“, ci ha raccontato l’autrice. Una storia che parte dalla fine dell’800 a Napoli, città in cui secondo gli usi e i costumi dell’epoca, si viveva con tutta la famiglia in un unico edificio. Quindi un solo palazzo era, spesso, condiviso da interi nuclei familiari. Di conseguenza la struttura urbanistica di quel periodo si basava sulle grandi dimore del ceto nobiliare che certamente non erano ancora divise in appartamenti e condomini.

Una prima frattura storica, che ha segnato un grande cambiamento, è avvenuta durante gli anni ’30 in piena epoca fascista. Sotto il regime di Mussolini, sono cambiate le politiche edilizie ed urbanistiche del Paese. I palazzi, infatti, vengono divisi in varie abitazioni, a loro volta delimitate da aree private e comuni, all’interno delle quali i nuclei familiari condividevano la vita domestica. È nel secondo dopoguerra che inizia la fase moderna dell’edilizia. Infatti, “è grazie al boom economico e al desiderio delle persone di condurre una vita agiata e non più fatta di stenti e sacrifici come durante il conflitto mondiale – spiega l’autrice – che la città assume dal punto di vista urbanistico e architettonico gli aspetti e le strutture che esistono ancora oggi“. A partire dagli anni ’50 il mercato immobiliare, soprattutto a Napoli, rappresenta il principale canale principale di investimento.

Ed è durante questo periodo che in città accadono due fenomeni di grande importanza, così come ci ha raccontato l’architetto Ingrosso: “la nascita di un nuovo ceto sociale, una classe media che possiamo definire borghese che ha dato grande impulso all’economia e soprattutto al mercato immobiliare, e il sopraggiungere del concetto di ‘Mani sulla Città’“. Infatti, è proprio tra gli anni ’50 e ’60 che nasce il concetto di “condominio“. I palazzi vengono divisi in appartamenti che devono essere venduti o affittati. Con le politiche della Democrazia Cristiana, rivolte a casa, proprietà e famiglia, si da sostegno a questo nuovo mercato che rappresenta linfa vitale per l’economia italiana che inizia a sfruttare questa scia di benessere. Prende il via la pratica del mutuo, cioè del prestito che un istituto di credito eroga per consentire anche ad un cittadino comune senza grandi possibilità economiche di diventare proprietario di un immobile.

Inoltre, come detto in precedenza, nasce la contrapposizione tra la consuetudine estetica italiana e le politiche speculative riassunte dal concetto di Mani sulla città. Infatti secondo l’autrice “Non è vero che tutto quello che veniva costruito in quel periodo rientrava in azioni urbanistiche abusive e irregolari. Quelle dinamiche accadevano in tutto il Paese ed hanno segnato anche quello che è l’aspetto architettonico moderno ed innovativo dell’epoca“. Tuttavia l’architetto Ingrosso non può che ammettere le lacune del sistema architettonico e urbanistico italiano e soprattutto napoletano che influiscono negativamente sulla nostra vivibilità e l’estetica del paesaggio: “A Napoli manca la cultura del moderno. Negli anni si è radicato una sorta di immobilismo, anche politico, delle attività edilizie, urbanistiche e architettoniche. Non si è intervenuto dove  necessario e oggi ci troviamo indietro rispetto ad altre realtà nazionali ed internazionali. Su questo siamo periferia. Un architetto per lavorare deve andare all’estero, tutto ciò influisce brutalmente sugli aspetti sociali e culturali di una città“.

Infine una battuta su quella middle class, quel ceto borghese che nel dopo guerra è stato un grande protagonista dell’evoluzione sociale non solo napoletana. Che fine ha fatto oggi anche da un punto di vista politico? Chiara Ingrosso non ha dubbi “Non sono io a dirlo ma la sociologia. La borghesia oggi è un ceto sociale ‘morente’, la classe media sta scomparendo, ci sono i ricchi da un lato e i poveri dall’altro. Purtroppo questa è una caratteristica della società globale“.

redazione

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