Venti anni di reclusione, sei in meno rispetto alla condanna di primo grado dello scorso 24 maggio 2016 nel processo per l’omicidio di Ciro Esposito.
Questa la richiesta formulata oggi dal pg Vincenzo Saveriano nel corso dell’udienza del processo d’Appello a carico di Daniele De Santis, l’ultrà romanista accusato e condannato a 26 anni in primo grado per la morte di Ciro Esposito, il giovane napoletano ferito da un colpo d’arma da fuoco poco prima del fischio d’inizio della finale di coppa Italia tra Fiorentina-Napoli il 3 maggio del 2014 e morto dopo 53 giorni di agonia all’ospedale gemelli di Roma.
Il procuratore generale ha ribadito l’accusa di omicidio volontario nei confronti di De Santis ma ha chiesto di non riconoscere l’aggravante dei futili motivi e di assolvere ‘Gastone’ dall’accusa di rissa “perché il fatto non sussiste”. Chiesta, invece, l’assoluzione per gli altri due imputati, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, tifosi del Napoli. In primo grado furono condannati a 8 mesi di reclusione ciascuno per rissa e lesioni al volto dello stesso De Santis.
“Non possono essere negati aggravanti e futili motivi. La sentenza di promo grado va confermata e lo Stato non deve dare cattivo esempi. Mi dispiace molto anche per la madre di Ciro che lotta per la pace e ancora oggi deve subire ingiustizie”. Così l’avvocato Angelo Pisani commenta la richiesta formulata oggi dal pg Vincenzo Saveriano.
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