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Omicidio gioielliere, in carcere pregiudicato di 31 anni: a casa aveva gioielli e chiavi dell’auto della vittima

E’ stato risolto nel giro di 36 ore l’omicidio del gioielliere Salvatore Gala, 43 anni, ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla testa nella sua attività commerciale in via Merolla 77 a Marano, comune in provincia di Napoli.

Il pregiudicato di 31 anni fermato dai carabinieri della Compagnia di Giugliano nella notte tra martedì e mercoledì nell’hotel Oriente a Ischia (dove si era rifugiato nella giornata di ieri) è stato portato in carcere, su disposizione della procura di Napoli Nord, dopo l’interrogatorio avvenuto in mattinata.

L’uomo è accusato di omicidio e rapina. A suo carico sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza che hanno consentito l’emissione del provvedimento di fermo. Nella sua abitazione i carabinieri hanno trovato alcuni preziosi sottratti dalla cassaforte  della gioielleria e le chiavi dell’autovettura, una Mini Cooper, del gioielliere ucciso. I militari sono riusciti a identificarlo anche grazie alle telecamere presenti in via Merolla.

L’omicidio del gioielliere inizialmente è stato associato a una rapina finita male. Tuttavia scavando nel passato della vittima, separato e padre di una bambina di 7 anni, e analizzando la scena del crimine, gli investigatori sono sempre più convinti che si sia trattata di una vera e propria esecuzione legata a motivi personali. Sul corpo del 43enne non ci sono segni di violenza. Gala conosceva il suo assassino quando gli ha aperto la porta d’ingresso della sua gioielleria, dove spesso restava a dormire per paura di subire furti.

Chi lo ha ucciso avrebbe poi messo a soqquadro la  gioielleria e razziato la cassaforte dove non sono stati trovati oggetti preziosi. Prima di lasciare l’attività commerciale, ha poi staccato e portato via il router a cui le telecamere wireless della video sorveglianza inviano le immagini. I carabinieri tuttavia hanno acquisito le immagini delle telecamere delle attività commerciali presenti nelle zona.

LA TESTIMONIANZA CHOC – “Ho aperto la porta della gioielleria e l’ho trovata a soqquadro: la cassaforte era aperta e vuota. Poi mi sono affacciato dietro il bancone. C’era il corpo di Salvatore, in una pozza di sangue. Una scena raccapricciante”. Con queste parole riportate dall’Ansa, Giuseppe Iavarone, titolare di una lavanderia e amico della vittima, descrive il momento in cui si è trovato davanti al cadavere di Salvatore Gala. Sono stati i familiari del 43enne, dopo aver recuperato le chiavi di riserva del locale, a chiedere a Iavarone di aprire. “Non volevo dirlo alla madre – spiega il commerciante – ma lei ha capito tutto, guardandomi in faccia”.

“Quando ho aperto il negozio, alle 6:40, – dice ancora Giuseppe Iavarone – la saracinesca della gioielleria era già aperta. Non ho sospettato che fosse successo qualcosa. Poi è arrivata la zia, che ha bussato alla porta del negozio, ma nessuno ha aperto. Alle 9 è tornata la sorella, che poi si è recata a Qualiano, dove la famiglia abita, per recuperare le chiavi di riserva. Quando è tornata ha chiesto a me il piacere di aprire il negozio. Mi sono trovato di fronte un negozio messo a soqquadro. La cassaforte era aperta e vuota. Quando mi sono affacciato al bancone davanti mi sono ritrovato una scena raccapricciante: Salvatore era a terra, in una pozza di sangue. Non so dire se è stato vittima di un colpo di pistola o di una martellata in testa”.

 

Ciro Cuozzo

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