Giovani, spavaldi ma con pochi neuroni a disposizione. Dopo ogni rapina, spesso realizzata a volto scoperto, celebravano le loro azioni su Facebook con tanto di post contro le forze dell’ordine e frasi di solidarietà agli amici carcerati per una ‘presta libertà’. Così come si caricavano vedendo film storici sulla mafia e la camorra e si facevano tatuare sulla pelle il proprio disprezzo nei confronti delle forze dell’ordine.
Sono i cinque baby-rapniatori, tutti minorenni, residenti tra Casoria e Arzano, e già noti alle forze dell’ordine, arrestati questa mattina dai carabinieri di Napoli perché ritenuti responsabili di ben 21 colpi in appena cinque mesi, nei comuni a nord di Napoli (Giugliano, Calvizzano e Mugnano) e in quelli in provincia di Caserta. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine aggravate dell’uso di armi da sparo. L’operazione è scattata in seguito alle indagini su una serie di rapine a Istituti di Credito e Farmacie, coordinate dalla Procura per i Minorenni di Napoli, con i carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania che hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico dei 5 minorenni.
Le indagini sono partite a seguito di una rapina con tentato omicidio, commessa nello scorso mese di agosto, in danno di una gioielleria di Aversa, nel corso della quale due degli odierni arrestati, a volto scoperto e avvalendosi di armi, per finalizzare la loro azione delittuosa, esplodevano numerosi colpi di arma da fuoco alla testa e alle gambe del gioielliere, il quale, solo miracolosamente, riusciva ad evitare che uno di questi colpi lo colpisse dritto al capo.
A seguito della tempestiva delega di indagini della locale Procura per i Minorenni, i carabinieri di Mugnano di Napoli procedevano a visionare, a ritroso, le immagini registrate dagli impianti dei sistemi di videosorveglianza dei vari istituti di credito e commerciali rapinati, in quel territorio, con le medesime modalità violente della rapina di agosto, e riuscivano, in questo modo, ad individuare il gruppo criminale, facilmente identificati dai carabinieri perché in diversi colpi realizzati agivano armati e a volto scoperto, incuranti dei sistemi di videosorveglianza presenti nelle banche e nelle attività commerciali prese di mira.
Non contenti, dopo i colpi i baby-rapinatori postavano le loro “imprese” su Facebook. Ingenuità che hanno agevolato le indagini dei carabinieri, arrivati in poco tempo a identificarli grazie anche all’uso scellerato dei social network. Uno di loro addirittura alla voce “Lavoro” aveva “Pistolero presso Rapinatore” . Nei loro post auguravano una “presta libertà” a due indagati arrestati dopo una rapina in gioielleria, in un altro c’erano frasi oltraggiose per le forze dell’ordine. Nelle loro abitazione inoltre i carabinieri hanno trovato anche una collezione di dvd di celebri film su mafia e camorra. Uno dei cinque arrestati aveva inoltre un tatuaggio dietro al collo con la scritta ACAB (all caps are bastard), in segno di disprezzo nei confronti delle forze dell’ordine. I cinque minori sono stati trasferiti al Centro di Prima Accoglienza dei Colli Aminei a Napoli.
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