Quel che resta del Napoli, dopo aver provato a sgretolare il Real Madrid, è la certezza di avere varie qualità, tra cui il gioco, l’essere in possesso di un Capitale Umano di rilevante valore – e non solo tecnico – di potersi migliorare ancora, nel tempo, per rimanere con fierezza nell’esclusivo club delle Grandi d’ Europa: come evidenzia l’edizione odierna del Corriere dello Sport, è un processo costante, continuo (da Lavezzi a Cavani a Higuain ora ai Rog, ai Milik, agli Zielinski) e inarrestabile che non conosce soste e che mira, attraverso tre «colpi»- un esterno basso (Conti?), un centrocampista (Klaassen) e un attaccante laterale (Traoré) – di rinnovarsi ancora. Lo ha riportato Ilcalcionapoli.it.
Quel che suggerisce questo settennato, in cui nel Vecchio Continente il Napoli ha girato eccome, è la padronanza d’un club e della squadra a rompere gli schemi, ad uscire dalla banalità ordinaria, ad essere complessivamente «diversi» sia nell’espressione della propria filosofia aziendale sia ormai in quella squisitamente tattica: esiste una sola anima, che arriva dall’inevitabile fusione tra l’ area societaria e quella tecnica, dalla quale esplode la sublimazione dell’ Idea. La rivoluzione di (e del) Napoli di De Laurentiis è nella sua stabilità ad occupare un ruolo in quest’elite – sia essa la Champions o l’ Europa League o la serie A.
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