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Duplice omicidio di camorra, la rivelazione di Lo Russo: “Li feci sciogliere nell’acido”

Furono attirati in una sala da biliardo e poi uccisi a colpi d’arma da fuoco e seppelliti perché negli ultimi tempi “stavano dando troppo fastidio”. I loro cadaveri però non sono mai stati ritrovati e, a dieci anni di distanza, è arrivata la drammatica verità.

Nella foto i due boss: Antonio Lo Russo e Cesare Pagano

“Li ho fatti sciogliere nell’acido dai miei affiliati”. Con queste parole il pentito Antonio Lo Russo, uno dei boss più carismatici dei ‘Capitoni’ di Miano, da qualche mese divenuto collaboratore di giustizia, fa luce sulla morte di due affiliati al clan degli Amato-Pagano, gli Scissionisti di Secondigliano che con i Lo Russo avevano stretto una forte alleanza.
Il duplice agguato avvenne il 26 luglio del 2007. A perdere la vita e a non essere mai più ritrovati, e pianti, dai propri familiari, furono i pregiudicati Massimo Frascogna e Lazzaro Ruggiero, entrambi di Mugnano di Napoli, roccaforte insieme a Melito del clan degli Amato-Pagano.

Grazie alle dichiarazioni di Antonio Lo Russo e dell’altro pentito Biagio Esposito (affiliato agli Scissionisti), i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, coordinati dal procuratore Filippo Beatrice, sono riusciti a identificare mandati ed esecutori materiali. Così questa mattina, giovedì 2 marzo, il Centro Operativo della DIA di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Napoli, di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone (tutte già detenute), gravemente indiziate a vario titolo di avere partecipato al duplice omicidio di Frascogna Massimo e Ruggiero Lazzaro nonché dei connessi reati di porto e detenzione di armi e del reato di occultamento di cadavere, con la circostanza aggravante di aver commesso i fatti al fine di avvantaggiare i gruppi camorristici Lo Russo ed Amato-Pagano, “tra i quali esisteva un rapporto di alleanza criminale e di scambio reciproco di favori”.

Uno dei tanti casi di lupara bianca, termine con cui comunemente si indicano gli agguati di stampo camorristico caratterizzati dall’occultamento del cadavere. Grazie all’apporto dichiarativo dei collaboratori di giustizia e grazie alla confessione di Antonio Lo Russo e Biagio Esposito “è stato possibile – scrivono i magistrati antimafia di Napoli – pervenire ad una puntuale e dettagliata ricostruzione della vicenda sia con riferimento ai mandanti, agli esecutori materiali, alle modalità organizzative ed attuative, che al movente”.

Le vittime erano affiliate al clan Amato Pagano e la loro eliminazione va inquadrata come una “epurazione interna” decretata dai vertici del clan e materialmente portata a termine grazie all’appoggio fornito dal gruppo di fuoco del clan Lo Russo. Le convergenze, puntualmente riscontrate dagli accertamenti eseguiti dalla DIA, attengono anche al luogo di esecuzione del delitto (una sala biliardo di Miano) al numero ed al tipo di armi utilizzate ed alle modalità con cui le vittime vennero attirate in trappola e poi uccise. Tutti i soggetti destinatari del provvedimento cautelare sono già detenuti per altra causa ed in particolare: il boss Cesare Pagano, Raffaele Perfetto, Rito Calzone, Giuseppe Gallo (tutti detenuti al 41 bis) e Oscar Pecorelli e Mario Dell’Aquila detenuti per condanne in quanto uomini dei Lo Russo.

“LI FECI SCIOGLIERE NELL’ACIDO”
“Dalla Polonia mandai una email e ordinai ai miei affiliati di dissotterrare i corpi e di scioglierli nell’acido per farli sparire definitivamente, avevo paura che qualcuno si pentisse e facesse ritrovare i cadaveri. La frase in codice, oggetto dell’email, era già stata decisa prima: troviamo la cugina Rosa, c’era scritto”. Sono queste le dichiarazioni di Antonio Lo Russo nel verbale dello scorso 28 dicembre scorso. “Organizzammo questo duplice omicidio, fatto in un biliardo di Miano, accanto al campo di calcetto. Io preparai la fossa dove sono stati seppelliti i due cadaveri, insieme con Raffaele Perfetto, Mario Dell’Aquila, Oscar Pecorelli – spiega il pentito nel verbale del 28 dicembre scorso ai pm della Dda di Napoli – Quando si è pentito mio padre Salvatore pensai che potesse pentirsi anche Pecorelli e cosi’ decisi di far spostare i cadaveri da dove erano stati seppelliti. I miei uomini, su mia disposizione recuperarono i corpi e li sciolsero nell’acido”.

redazione

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