Quando si è arrabbiati con qualcuno, non si risparmiano epiteti poco eleganti all’indirizzo della persona che ci ha fatto infuriare. Questo accade, da che mondo è mondo, in ogni luogo e ovviamente da sempre. Napoli non fa eccezione alcuna. Il capoluogo campano sa sempre però come distinguersi ed anche in questa occasione ha voluto far sentire forte e chiara la sua diversità coniando per determinati individui un’offesa che non tocca proprio il fondo del barile ma che, insomma, raschia proprio in quella zona lì.
Si tratta di un’offesa in qualche modo collegata alle nostre funzioni biologiche peggiori e come spesso capita quando ci sentiamo in diritto di dover mettere qualcuno alla sbarra, è allora che la fantasia dei napoletani e non solo corre agli escrementi e ai luoghi in cui si è soliti abbandonarli quasi come se non ci fossero mai appartenuti. E’ allora che nascono epiteti poco carini del livello di “samenta“. A primo acchito questo termine non sembra assolutamente possedere alcun tipo di potenzialità offensiva, eppure…
Di sicuro non è una parola oltraggiosa e volgare come “latrina” eppure non si tratta di un complimento. Sembrerebbe la classica parola napoletana usata per addolcire il reale significato che nasconde. E poco importa che tu debba rivolgere questo insulto a una donna o a un uomo perchè stranamente la desinenza non cambia, sempre “samenta” resta. Ovviamente puoi rendere peggiore l’affronto rafforzando il significato di questo termine con una semplice aggiunta ed ecco venire alla luce la più classica “samenta ‘e mmerda”.
Cosa significa e, soprattutto, come è nato questo modo di dire tutto partenopeo? Ormai è chiaro che si tratta di una delle offese più delicate da rivolgere a qualcuno. Ciononostante il suo significato oscilla tra termini quali sistema fognario, cloaca o gabinetto. E da dove origina questo collegamento etimologico? Lo studioso Raffaele Bracale non nutre dubbi in proposito e fa risalire la spiegazione all’isola di Samo, luogo abitato da abilissimi artigiani di terracotta. Lo stesso materiale con cui, un tempo, venivano costruiti i sistemi fognari.
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