Vomero

Da “fà ‘o giallo” a “parià”, ecco tutte le nuove espressioni napoletane

Se si organizzasse un concorso per eleggere il dialetto più vivo d’Italia, Napoli spadroneggerebbe su qualsiasi altra città. Non riferiamo il parere di persone innamorate delle proprie origini partenopee, ma quello di linguisti la cui autorità in materia è incontestabile. Non solo il dialetto napoletano viene parlato ancora moltissimo, preservando così inalterate tutte quelle parole ed espressioni che la tradizione tramanda da secoli. Oltre a conservare se stesso, il napoletano è in grado di evolversi. E lo fa, ed è una forse delle caratteristiche più particolari di questo dialetto straordinario.

Ovviamente ad evolversi non è la lingua, autonomamente, ma chi la parla. Se il napoletano è così frizzante, è quindi merito dei napoletani, in grado di inventare novità e di assorbirle e riproporle immediatamente. Espressioni come “Pariare nguoll”, “Pezzottato”, “Acchiappanza”, “Fa o giall” sono ormai così diffuse da cominciare a varcare i confini “nazionali”. Ma sappiamo davvero cosa stiamo dicendo, quando usiamo certi termini? Scoprire da dove spuntano fuori le nuove parole napoletane non è semplice, nemmeno per un napoletano.

Pariare nguoll

Divertirsi alle spalle di qualcuno. Già pariare, di per sé, è parecchio complicato da spiegare. Pariare deriva da padiare (digerire). E cosa c’entra la digestione col divertimento? C’è chi propone una spiegazione piuttosto vaga. Poichè durante la digestione solitamente ci si riposa, e durante il riposo si possono intraprendere attività divertenti, ecco spiegato il collegamento tra digestione e divertimento.

Ma questa, come spiegazione, sembra piuttosto forzata. Anzi, decisamente lo è. Molto più convincente la tesi di chi propone alla base del binomio digestione-divertimento, un’abitudine che va perdendosi. Tempo fa si era soliti smaltire il pranzo domenicale con una bella passeggiata, per digerire e al contempo divertirsi insieme. Tornando all’espressione iniziale, pariare nguoll, il termine “nguoll” è talmente radicato che non necessita di ulteriori spiegazioni.

Pezzottato

Falso. Se due ipotetici passanti si soffermano a commentare una bancarella che distribuisce borse griffate, quelle borse vengono immediatamente etichettate come “pezzottate“. Borse, insomma, a cui è stata applicata un’etichetta falsa. Ma il pezzotto, qualcuno sa cos’è? Eppure esiste. Nel gergo degli artigiani del legno, il pezzotto è un pezzo di legno che si utilizza per sostituire una parte danneggiata, e rendere il mobile come nuovo.

Nel linguaggio della malavita, questa possibilità di spacciare una cosa per un’altra, viene applicata ai telai delle auto rubate, per cui si diceva di una macchina fosse pezzottata, se era stato sostituito il numero di telaio originale, con un’altro, sovrapposto. E da qui a definire pezzottata una borsa a cui è stata applicata una targhetta per sembrare prodotta da un grande marchio, il passo è breve.

Pariare, pezzottato, sono solo due modi di dire tra migliaia. Ne vogliamo proporre altri due, che rientrano nell’uso comune, anche se sono molto recenti. Il primo è “Acchiappanza”. In questo caso non ci sono spiegazioni etimologiche particolari, visto che acchiappare fa esplicito riferimento alla cattura di una preda, nella fattispecie, amorosa. E’ notevole però come un termine nato da noi, nel giro di pochissimo tempo è stato adottato in tutta Italia.

L’ultimo esempio sta prendendo piede in questi anni, e non trova corrispettivi nella tradizione. Parliamo quindi di un’invenzione esclusiva dei napoletani dei giorni nostri. “T’ facc fa ‘o giall”, che sta per “ti spavento a morte”, anche se sarebbe più letterale tradurre: “te la faccio fare addosso”. Il giallo a cui si fa riferimento, forse con quest’ultima versione in italiano è un po’ più chiaro.

redazione

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