Due i calciatori in predicato di lasciare il Napoli nell’attuale finestra di mercato che si concluderà il prossimo 31 gennaio: Manolo Gabbiadini ed Omar El Kaddouri. Entrambi i giocatori, ove dovessero alla fine partire verso altre destinazioni, rappresenterebbero per la società cessioni in forte perdita rispetto a quanto sarebbe stato possibile incamerare, economicamente, da una loro vendita nella passata sessione estiva del calciomercato.

La punta bergamasca, valutata a fine agosto 23/25 milioni d’euro dal club inglese dell’Everton, per esempio, rischia d’essere svenduta nei prossimi giorni per una cifra non superiore, bonus inclusi, a 15/16 milioni: perdita netta per le casse azzurre di circa 8/10 milioni. Peggio per l’esterno-mezza punta impegnato in questi giorni con la sua nazionale, il Marocco, in Coppa d’Africa. Non ceduto la scorsa estate per veto diretto del tecnico Maurizio Sarri, a scadenza di contratto nel giugno 2017, è indiziato d’essere dato in prestito oneroso a gennaio – interessate un paio di squadre italiane –  per non perderlo a parametro zero, perché svincolato, tra sei mesi. In fumo, per il presidente Aurelio De Laurentiis, almeno 4 milioni di euro: valutazione del calciatore da parte di squadre, principalmente turche, interessate ad acquistarlo la scorsa finestra della campagna acquisti e cessioni.

Gabbiadini ed El Kaddouri non sono, però, gli unici giocatori della rosa napoletana svalutatisi economicamente a causa del combinato disposto tra la titubanza societaria nel venderli e la cattiva gestione delle risorse da parte dell’area tecnica. Quattro mesi fa, per esempio, è stato ceduto a titolo definitivo al Torino, al costo per i granata di 3,5 milioni d’euro, il centrale di centrocampo Mirko Valdifiori: acquistato a 5,5 mln dall’Empoli solo un anno prima e proprio per volere dell’allenatore. Un anno da “panchinaro-titolare” e due milioni tondi tondi di svalutazione del prezzo d’acquisto.

Stesso discorso e stesse cifre per il centrocampista spagnolo David Lopez che andava venduto dopo la partenza di Rafa Benitez. Si è, invece, insistito a confermarlo nel primo anno sarriano e, così, lo scarso utilizzo – anche se superiore a quello di altri elementi in rosa – ne ha decretata una cessione a 4 milioni all’Espanyol con perdita secca di circa 1,5 mln per il Napoli rispetto ai 5,3 mln spesi per portarlo all’ombra del Vesuvio.

Responsabilità tecnico-societarie anche nel “caso” del deprezzamento totale del cartellino e del valore di mercato di Jonathan De Guzman. Pagato ben sei milioni d’euro per portarlo alla corte di Benitez nella stagione 2014-15, provato a cederlo l’estate successiva in Inghilterra, è divenuto di troppo per la presidenza – irritata per la mancata volontà del calciatore d’accettare la cessione a titolo definitivo in Premier – e poco adatto al gioco del Napoli nelle valutazioni dell’allenatore. Risultato? Regalato in prestito prima al Carpi lo scorso gennaio con stipendio a totale carico degli azzurri e poi al Chievo per questa stagione con pagamento di circa metà dell’ingaggio da parte del Napoli – fissato un diritto di riscatto a circa due milioni d’euro che non è certo venga esercitato dai clivensi a fine stagione -.

Se le cose non dovessero decisamente cambiare da qui a fine stagione, tristemente avviati sulla strada della svalutazione economico-monetaria anche Nikola Maksimovic, Lorenzo Tonelli e Marko Rog: cinquanta milioni circa d’investimento della società che, causa lo scarso o nullo utilizzo da parte del mister, vedono i loro cartellini deprezzarsi di un valore che oscilla da un minimo di un terzo a un massimo della metà del prezzo pagato dal Napoli appena quattro-sei mesi fa per comprarli.

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Articolo di Dario Curcio
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