Il 23 dicembre 1984 avveniva una delle più grandi stragi ferroviarie della storia. Un treno, il rapido 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano, con a bordo quanti rientravano per le feste di Natale fu completamente distrutto da un’esplosione di una bomba.
Nella galleria di San Benedetto (Grande galleria dell’Appennino) subito dopo la stazione di Vernio esplose una bomba, legata alla mafia criminale, fu una tragedia: morirono 17 persone, centinaia furono invece i feriti. Seguirono assemblee, manifestazioni e cortei per Napoli contro il terrorismo, per chiedere giustizia. La strage di Natale fu, tristemente, un’emulazione dell’Italicus. La carica esplosiva era radiocomandata, si trovava sulla carrozza nove di seconda classe posta esattamente al centro del convoglio, ed era stata posizionata a bordo nella stazione di Firenze.
I soccorsi non riuscirono a giungere subito a causa dei danni alla linea elettrica, il fumo bloccava completamente l’accesso e arrivarono dopo un’ora e mezza con delle conseguenze drammatiche. Dalle numerosi indagini condotte, il 9 gennaio 1986 il Pubblico Ministero Pier Luigi Vigna imputò per la strage i mafiosi Giuseppe Calò e Guido Cercola. Emersero in seguito rapporti tra Cercola e un tedesco che produceva ordigni esplosivi, rinvenuti in casa sua. Inoltre molti collegamenti tra Calò, Cosa nostra, la camorra napoletana e i terroristi neofascisti emersero dalle indagini portate avanti negli anni. Nel maxiprocesso che si svolse a Palermo davanti a Giovanni Falcone emerse anche il nome di Giuseppe Misso, il boss del Rione Sanità. Nel 2011 la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del boss dei Casalesi Totò Riina per essere stato mandante della strage. Il processo si è aperto nel 2014 ed è oggi ancora in corso.
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