Scampia

Condannata a 9 anni la jihadista napoletana. Via Skype disse: “L’Isis rispetta diritti umani”

E’ stata condannata a nove anni di reclusione Maria Giulia Sergio, la 29enne foreign fighter (combattente straniere) dell’Isis nota con il nome di Fatima, partita per la Siria nel settembre del 2014.

Originaria di Torre del Greco, ma poi trasferitasi a Inzago nel Milanese insieme alla sua famiglia, Fatima è accusata di terrorismo internazionale e organizzazione di viaggi a fine di terrorismo. “Venite qui in Siria, qui tagliamo teste, presto lo faremo anche a Roma”. È la prima volta che in Italia viene condannato un foreign fighter, effettivamente partito per il sedicente stato islamico.
La donna, nata in Campania, è partita da Inzago nel milanese nel 2014 e ora sarebbe in Siria. La decisione conferma esattamente la richiesta di pena formulata dai pm Maurizio Romanelli e Paola Pirotta, che per lei avevano auspicato il massimo della pena possibile, come pure per i cinque coimputati. A processo era infatti anche il marito albanese di Fatima, Aldo Kobuzi. Per lui la corte ha addirittura superato la richiesta di pena formulata dalla procura, infliggendogli una condanna a dieci anni di carcere, contro i nove ritenuti congrui dai pm.

Il padre di Giulia Maria Sergio Sergio, unico imputato non latitante, è stato condannato a 4 anni di reclusione. Una decisione particolarmente severa. I pm avevano infatti chiesto tre anni e quattro mesi. Per Bushra Haik, coetanea di Fatima accusata di essere la reclutatirce di Fatima e di sua sorella Marianna Sergio, la pena decisa dalla corte è invece di nove anni.

L’INTERVISTA VIA SKYPE
“Noi quando decapitiamo qualcuno, dico noi perché anche io faccio parte dello Stato islamico, quando facciamo un’azione del genere, stiamo obbedendo alla sharia”. Queste le parole di Maria Giulia Sergio via Skype in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera lo scorso 7 luglio 2016.

“Questi che vengono decapitati sono ladri, sono ipocriti, agiscono come spie nello Stato islamico. E riportano le informazioni ai miscredenti per poi attaccarci. Qui non schiavizziamo le donne ma le onoriamo. Basta usare sempre i soliti argomenti. Qui non facciamo nulla che vada contro i diritti umani. Cosa che invece fanno coloro che non seguono la legge di Allah. Tu conosci le storie di Guantanamo o delle altre prigioni nascoste. Lo Stato islamico non tortura nessun prigioniero, okay? Ma agisce secondo la sharia. Secondo la legge di Allah misericordioso”.

Elvia Puglisi

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