Se oggi ascoltiamo provenire dalle strade della nostra città il suono inconfondibile delle zampogne, molto probabilmente siamo entrati nella Novena dell’Immacolata Concezione, e ci stiamo avvicinando al Natale. Ma non è stato sempre così. Per il nostro immaginario zampognari e feste natalizie sono una cosa sola, ma in realtà le origini della zampogna e quindi degli zampognari affondano in un’epoca in cui il Natale non esisteva ancora.
La storia è poco nota, e val la pena di conoscerla. La prima testimonianza scritta riporta a Nerone, il terribile imperatore romano che adorava suonare l’utricularium, un lontano parente della zampogna. Ma l’utricularium era il prodotto romano di uno strumento molto più antico e suggestivo, legato alla iconografia e alla leggenda del Dio Pan, della Grecia Arcaica.
Si dice i sacerdoti del Dio Pan, per celebrare la divinità, vollero creare uno strumento che riassumesse la caratteristica principale del loro dio: l’unione cosmica dell’elemento maschile con quello femminile. E difatti Pan (che in greco vuol dire “tutto”) veniva rappresentato spesso con il flauto in una mano (l’elemento femminile), e un bastone nell’altra (l’elemento maschile).
Il Dio Pan era anche il Dio dei Pastori (egli stesso era per metà uomo e per metà capra). La zampogna è quindi uno strumento fortemente legato anche alla pastorizia. I pastori, durante la transumanza, portavano con sé le zampogne, costruite con pelle di capra e legno, e nei momenti di pausa erano soliti intonare dei veri e propri concerti.
La coppia di zampognari che si esibivano a valle diventò una consuetudine talmente diffusa che è stata di fatto inserita tra le statuine immancabili in ogni presepe napoletano che si rispetti. Insieme alle statuette di Maria, Giuseppe, Gesù, del bue e dell’asinello, insieme agli angeli e ai pastori, ai re Magi, agli artigiani, deve figurare la coppia di zampognari.
Il repertorio di questo pastori zampognari consisteva in semplici melodie popolari, spesso e volentieri legate alle festività natalizie. Ma dal 1754 in poi, imprescindibile diventò “Tu Scendi dalle Stelle”, una canzone scritta in dialetto napoletano da Sant’Alfonso Maria de Liguori, per avvicinare i ragazzini disagiati alla religione cattolica.
Il Santo affermava di essersi ispirato proprio alle figure degli zampognari, per scrivere questo canto, che originariamente portava il titolo di “Quanno Nascette Ninno”. E gli zampognari, per una sorta di riconoscenza silenziosa, non hanno mai smesso di mettere questa canzone nel loro repertorio, da tre secoli a questa parte.
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