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Appello di Carla Caiazzo: “Per ora solo proclami e nessun sostegno economico”

Si è tenuto questo venerdì mattina il dibattito organizzato dal Sindacato unitario dei giornalisti della Regione Campania con il Comitato regionale per le Pario Opportunità in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un incontro che rientra in un calendario più ampio, organizzato dal Comune di Napoli, per affrontare il tema del femminicidio e della violenza sulle donne, la rassegna “#Svergognati, Un Atto d’amore”.

Attesa la presenza di Carla Caiazzo, che però a pochi giorni dalla sentenza contro il suo ex compagno, non se l’è sentita di partecipare fisicamente all’evento. La responsabilità delle parole è stata al centro del dibattito, perché: “Il linguaggio attuale non rappresenta più la società attuale-spiega Laura Viggiano, componente del Direttivo SUGC con delega alle Pari opportunità, moderatrice dell’evento– abbiamo la responsabilità di fare un’informazione che non inciti all’odio, che non tenda a giustificare simili episodi di violenza“.

Strangolata e bruciata mentre era incinta, condannato a 18 anni l’ex di Carla Caiazzo

Presenti all’iniziativa Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Beppe Giulietti Presidente della FNSI, Lidia Galeazzo, giornalista del Tg2; Elena Coccia, avvocato e consigliera della Città Metropolitana di Napoli; Diana Russo, sostituto procuratore della della Repubblica- Procura Napoli Nord – sezione Tutela fasce deboli; Carmela Maietta, giornalista de Il MattinoCristina Liguori, presidente della Commissione regionale Pari opportunità.

Un dibattito importante, che è partito da un dato: 123 vittime di femminicidio in Italia, solo nell’ultimo anno. Appuntamenti come questi, ha spiegato Ottavio Lucarelli: “Servono, anche come gli eventi formativi rivolti ai giornalisti organizzati dall’Ordine, per affrontare temi sociali importanti e attuali, come la violenza sulle donne. Importante il messaggio che Carla ha rivolto a tutte le donne ‘Denunciate e denunciate subito‘”.

E’un omicidio d’identità quello subito da Carla Caiazzo, lo ha ribadito Giuseppe Giulietti, legale della ragazza, secondo cui, i reati di femminicidio devono essere considerati al pari di quelli di mafia: “La nostra legislatura deve capirlo, perché l’intenzione e ‘Io ti lascio viva, ma ti ammazzo’, è un omicidio d’identità. Il paradosso è che chi deve intervenire, non ha gli strumenti per farlo. A questi soggetti, colpevoli di simili reati, bisogna impedire l’accesso ai benefici penitenziari, comparando i reati dei femminicidio a quelli di mafia. Parliamo di soggetti che attentano all’identità civile di una persona“.

Carla ha voluto partecipare all’evento telefonicamente: “Mi scuso per non essere lì presente in una giornata così importante, ma ho ancora dei limiti a stare tra la gente, vincerò anche questa battaglia“. La vita di Carla da quel 1 febbraio 2016 è cambiata totalmente, sta combattendo ogni giorno con dolori fisici e psicologici, questa tragedia, però, l’ha spinta ad aprire un’associazione “Io rido Ancora“, per aiutare e supportare tutte le donne che subiscono violenze. Giorno dopo giorno deve battagliare con i tanti problemi che quel terribile episodio le ha provocato, cercando di curare quelle ferite, non solo estetiche, che portare con sé per sempre:

E’difficile, perché è una cosa che dovrò superare io. Per quanto potrò migliorare il mio aspetto estetico, è una cosa interiore quella che devo affrontare, infatti, sto facendo dei sacrifici enormi tutti i giorni. Perché guardarsi allo specchio e non riconoscersi è la cosa più difficile da superare ogni mattina. Sono viva ma sono stata uccisa comunque, è un omicidio di identità“.

Dalla sua voce traspare una forza inaudita, una forza al di fuori del comune, di una persona che sta provando in tutti i modi a rialzarsi e a ricominciare a vivere:

Io sto pensando anche alla salute, perché dovrò rimettermi in gioco, perché non posso affrontare questa battaglia da dietro le quinte. Quindi sto facendo questo lavoro sulla mia persona, per essere in prima linea“.

Resta però, in tutta questa storia un paradosso, quello che riguarda la parte economica della vicenda. L’Italia è l’unico paese in Europa a non aver previsto un fondo di sostegno per vittime di violenza di genere. Lo sa bene Carla che fino a questo momento, aldilà delle propagande fatte dalle varie istituzioni, non ha avuto nessun supporto economico né dalla Regione, né dal Governo. A questo si deve il suo appello alla platea di giornalisti presenti al dibattito:

Io ho bisogno di un sostegno economico, perché per me è inverosimile che devono organizzare una cena di beneficenza i miei concittadini e chi sta a capo non prende un’iniziativa del genere, è veramente sconfortante“.

Luigi Erbetta

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