Philippe Daverio, noto storico d’arte, ha partecipato al convegno “Architettura, arte e bellezza” che si è tenuto lo scorso 15 novembre all’Unione Industriali a Palazzo Partanna in piazza dei Martiri e ha rilasciato diverse dichiarazioni sulla nostra città e su alcuni eventi che la stanno interessando in questi giorni.
Prima questione che sta tenendo banco è N’albero, ovvero l’installazione natalizia sul lungomare partenopeo che sta dividendo in due i napoletani tra chi è pro e chi è contro. Daverio in merito alla questione si è prolungato anche sulla “ZTL” ed ha detto: “Temporaneo non è grave. E va bene. È molto più grave dal punto di vista dell’armonia istituire una Ztl sulla strada degli alberghi, perché ha mutato gli equilibri: un posto dove si passeggia è un boulevard, e il lungomare di Napoli non lo è. E un grande albergo dove non si ferma un’automobile non è armonico. Migliaia di volte abbiamo visto nei film ambientati a New York le auto ferme all’ingresso del Marriott Marquis. È diventato un morfema, nel nostro linguaggio visivo. Uno stile che possiamo anche alterare, ma bisogna trovarne uno altrettanto forte. Il lungomare la domenica funziona, ma il resto della settimana è un cadavere“. E sul parallelismo tra la scelta di renderele il lungomare napoletano libero così come fu deciso tempo addietro per piazze del Plebiscito il critico ha dichiarati: “Una piazza è diversa. Una piazza occupata da automobili non è una piazza. In architettura se le cose non sono giuste, non funzionano. “N’albero” è un tentativo di movimentare un cadavere, ma quello ormai è morto. E questo intervento ulteriore rischia di entrare nella categoria del ‘perseverare diabolicum’“.
Daverio d’altronde non ha voluto infangare Napoli, ma anzi ha voluto far emergere una verità che dal Regno delle due Sicilie non era mai stata più essa in evidenza ovvero: “Nessuno ha ancora capito che da Napoli a Palermo c’è la California d’Europa. La California americana ha tutto, dal turismo alle pere ma anche Silicon Valley. E poi la grande questione aperta che è il restauro del passato: riconsiderarlo, tenere la parte di qualità, ma anche demolire. Le case intorno a Oplonti o Ercolano, ad esempio. Napoli ha i numeri per dichiararsi laboratorio in questo“.
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