Michele Santoro, in veste di regista, ha presentato al 73° Festival di Venezia “Robinù”, il documentario incentrato sui ragazzi di Napoli protagonisti delle “paranze dei bambini”. Gruppi di adolescenti che terrorizzano la città e soprattutto alcuni quartieri, vagando su motorini truccati e spesso rubati, sparando e uccidendo. Il film racconta del loro “sistema”, l’amore per i soldi, il divertimento assoluto, anche grazie alla ricostruzione attraverso le loro pagine Facebook.
La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica ha accolto molto bene quest’opera che espone per la prima volta una problematica che prosegue indisturbata sotto l’occhio delle istituzioni. Il giornalista della Rai ha raccontato, attraverso un lavoro di denuncia sociale, grazie alla testimonianza diretta dei ragazzi coinvolti e dei parenti protagonisti delle storie, un fenomeno preoccupante e tuttavia ancora oggi poco conosciuto.
Non un lavoro convenzionale, bensì una testimonianza di come questi giovanissimi ragazzi di 12/13 anni vogliano arrivare al potere. Iniziano prestissimo a spacciare, verso i 15 anni a sparare e a 20 anni sono killer arrivati. Solitamente non arrivano ai 30 e se lo fanno non sono in libertà ma già dietro le sbarre. Il documentario è prodotto da Zerostudio’s e Videa Next Station e arriverà nei cinema in autunno.
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