La rivolta nel carcere minorile di Airola avvenuta questo pomeriggio sarebbe rientrata. È questo quanto afferma Giuseppe Centomani, dirigente del Centro Giustizia Minorile della Campania. È opinione comune, però, che le sue parole siano solo un tentativo di sminuire una situazione, che in realtà è molto critica.
Nel primo pomeriggio alcuni detenuti, dopo aver distrutto una sezione del carcere, hanno minacciato per diverse ore alcuni agenti penitenziari, con manici delle scope e piedi dei tavoli. 37 i carcerati coinvolti in quest’atto di violenza. Due uomini sono rimasti feriti. Una tensione che, salita alle stelle, ha richiesto l’intervento della Polizia di Stato. I danni all’interno dell’istituto ammontano a 30.000 euro.
Quanto accaduto questo pomeriggio, è sicuramente un sintomo di qualcosa che non va. Due agenti nella rivolta sarebbero rimasti feriti. Come si legge dal quotidiano Il Mattino, Domenico Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Sappe, ha spiegato che quest’incursione:
“É una manifestazione di forza da parte di clan della criminalità organizzata che si sono formati all’interno del carcere. La rivolta è scoppiata per questo, è una lotta tra bande e uno dei clan ha voluto così dimostrare che è più forte e che riesce a tenere in scacco anche lo Stato. Il problema è che l’ordinamento consente la presenza di ultra 21enni. Sono piccoli boss che portano avanti una lotta per la supremazia. L’ennesima dimostrazione che il carcere è una università del crimine“.
Una denuncia piuttosto seria. I detenuti, dunque, non avrebbero messo in atto questa rivolta solo per disagi vissuti, com’è stato detto in un primo momento. La violenta incursione celerebbe meccanismi di potere molto più sofisticati di quanto si creda.
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