Scampia

Poggioreale, la denuncia dei detenuti: “Viviamo in condizioni disumane”

Siamo “come insetti e topi. Anzi in realtà ci vengono a fare visita”. La scioccante dichiarazione è tratta da una lettera che i detenuti di Poggioreale hanno scritto al quotidiano La Repubblica.

In dodici in una cella e carenza di un’adeguata assistenza sanitaria. Ecco cosa viene affermato in diverse lettere proveniente dal carcere d Poggioreale a Napoli. Vengono denunciate le condizioni disumane e degradanti dei detenuti, conseguenza della tragedia dovuta al sovraffollamento dei penitenziari.

La casa circondariale in questione è famosa per questo triste primato: è stata più volte richiamata dalla Corte di Giustizia Europea in proposito. Inoltre sono diverse le documentazioni relative alla famosa “Cella Zero”, luogo di tortura a cui verrebbero sottoposti i detenuti.

L’Italia ha un grande problema in merito alla questione del sovraffollamento delle carceri. Sul tema l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando era ancora in carica, fece uno storico messaggio alle Camere invitando il Parlamento a legiferare per risolvere il problema. Addirittura, l’attuale Senatore a vita, invitò i senatori e i deputati di prendere in considerazione l’approvazione di un provvedimento di amnistia.

I Radicali di Marco Pannella hanno fatto della questione dei detenuti il fulcro della loro battaglia politica. I dati che sono costati cari per l’Italia (che ha dovuto pagare multe salate a causa delle sanzioni della Corte Europea di Giustizia e dei Diritti dell’Uomo), affermano che: i detenuti al 30 settembre 2015 sono 52.294: molti di loro sono ancora in attesa di giudizio e sono sottoposti a misure cautelari per le più svariate esigenze. Le regole prevedono che la capienza massima delle 197 carceri italiane sia di 49.585. Di conseguenza i provvedimenti presi dal Governo su spinta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, non sono stati sufficienti.

Le dichiarazioni de carcerati sono incredibili. Dal “Salerno”, G. M. racconta:

In una piccola cella abbiamo sei brande e due finestre, una delle quali occultata. Ci sono tavoli e sgabelli rotti, usiamo pezzi di lenzuola per legarli e tenerli un po’ più saldi, in modo da sederci e mangiare. Il bagno è minuscolo, una sola persona riesce appena a entrarci. Le mura sono piene di muffa. L’amministrazione ci consente tre docce alla settimana. Nel nostro braccio funziona una doccia su quattro. Di sera, inoltre, arriva dai bagni un cattivo odore.

Inoltre i prezzi della merce che si compra all’interno sono elevati e la qualità dei prodotti è scarsa. Si parla in questi scritti anche del diritto alla salute che non è assicurato al cento per cento, visto che avere visite accurate dagli specialisti è quasi impossibile. Molti dei detenuti sono affetti da disturbi psichiatrici. Non c’è un defibrillatore e dopo le 14 è attiva solo l’infermeria centrale, ma per accedere occorrono almeno venti minuti. La spazzatura va tenuta in cella fino alle 6.30 del mattino seguente. La cucina centrale è piena di topi e non c’è pulizia.

Scrive E. R. dal padiglione “Firenze”:

E’ impossibile avere farmaci ed è difficile ottenere colloqui con i familiari. Per non parlare dei comportamenti di alcune guardie penitenziarie.

A quanto pare la Costituzione italiana che prevede la riabilitazione sociale del reo nel rispetto della sua umanità, non solo non sarebbe rispettata ma è calpestata così come la dignità di questi uomini. E vittime di questo sistema sono tutti gli attori coinvolti, guardie carcerarie comprese.

Valentina Giungati

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