Indagati per riciclo di denaro sporco, restano impuniti. E’ successo a Napoli dove 36
imputati non saranno processati in appello a causa di un errore giudiziario.
Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, l’imprevisto riguarda un giorno di ritardo nel deposito delle motivazioni dell’appello.
I trentasei sono stati definitivamente assolti da reati che avrebbero potuto portare a pene anche superiori a 10 anni di reclusione. Si tratta di imprenditori del settore della ristorazione e dell’abbigliamento. Secondo la Dda avrebbero riciclato e ripulito negli anni i soldi del potente e ricco clan Contini di Napoli, sia nel Lazio che in Toscana.
Le attività incriminate riguardano l’apertura di fabbriche di pellami e pizzerie rinomate nei luoghi più in voga di Roma e Versilia. Era il 22 gennaio del 2014, quando furono arrestate oltre 90 persone e sequestrati patrimoni per 100 milioni di euro.
Il clan Contini è stato padrone della scena criminale per circa trent’anni, a partire dagli anni ’80. I due capi incontrastati sono: Patrizio Bosti ed Eduardo Contini, detto «’o romano», soprannominato così proprio per la sua indole a concludere affari a Roma.
La doccia fredda per la Procura è arrivata il 12 luglio. La quinta sezione della Corte d’Appello di Napoli (presidente Di Stefano) ha emesso un’ordinanza di inammissibilità dell’impugnazione del PM. La causa è il deposito dell’impugnazione fuori termine massimo. L’assoluzione dei 36 imputati è stata decretata il 21 luglio dello scorso anno con giudizio abbreviato. Ora è passata in giudicato.
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