Scampia

Napoli: camorra nei quartieri “bene”, parla il magistrato Filippo Beatrice

Filippo Beatrice, coordinatore della DDA di Napoli, in una video-intervista al quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno, ha parlato delle nuove organizzazioni camorristiche in città. Questo è un momento particolare per il capoluogo campano, negli ultimi tempi si è assistito a diverse sparatorie, le cosiddette “stese”.

Il coordinatore della DDA di Napoli ha spiegato che questo è un sistema utilizzato soprattutto dalle nuove leve, che non si preoccupano di colpire persone innocenti per strada. L’allarme di Filippo Beatrice riguarda i quartieri “bene” di Napoli. Il magistrato nella video-intervista ha spiegato che la camorra è presente anche nelle zone, in cui non si assiste a sparatorie.

“Ci sono delle evoluzioni criminali al Vomero su cui puntiamo l’attenzione. Anche se non ci sono omicidi non è detto che ci sia pace. C’è il tentativo di un controllo da parte dei clan dell’area della zona ospedaliera. Lì dove sembra che non succeda nulla di grave, stanno accadendo cose che meritano l’attenzione dell’antimafia”.

Parole importanti quelle di Filippo Beatrice che ben lasciano intendere quanto il sistema criminale della camorra sia radicato in ogni zona della città e non solo. Le lotte di potere, quelle che si fanno a suon di colpi di pistola, si susseguono in quei quartieri cittadini definiti a rischio. In quelle zone dove la gente è terrorizzata, dove esiste addirittura il coprifuoco per evitare di rischiare la vita a causa di una pallottola vagante.

“è una certa confusione. Certamente quei quartieri vicini a Forcella, i Quartieri Spagnoli, la Sanità, l’area flegrea che negli ultimi anni non avevano particolarmente mostrato una grande vivacità criminale, adesso hanno ripreso con le nuove leve”.

Secondo Filippo Beatrice il problema più grande della camorra napoletana è che si assiste a un cambio continuo della criminalità:

“Qui si coltiva molto la gioventù e quindi i ragazzi che sono disoccupati o che finiscono la scuola presto e che devono trovare qualcosa per poter vivere vengono reclutati sempre più spesso da questi gruppi camorristici”.

Luigi Erbetta

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