Foto. teleclubitalia.it
Il vero obiettivo dell’agguato a Melito è il baby- boss degli Scissionisti. D. Amato, il 16enne ferito ieri dai killer al petto e ricoverato all’ospedale San Giuliano, così piccolo ma già tanto potente in quanto appartenente ad un noto clan della periferia Nord di Napoli, gli Amato – Pagano.
Durante l’agguato a Melito, avvenuto lunedì 20 giugno intorno alle ore 13:00, hanno perso la vita due persone: il 30enne extracomunitario Nuovo Mohammed, deceduto in ospedale dopo qualche ora e il 32enne Alessandro Laperuta. Tutti erano collegati alla piazza di spaccio di Melito, ma i killer si erano recati sul luogo per uccidere Amato, il ragazzino descritto da tutti i conoscenti come un “piccolo adulto” temuto e mitizzato per l’importanza del cognome che porta e per il ruolo di prestigio che sicuramente riveste all’interno del clan. Amante della movida notturna, dei tatuaggi e dei viaggi, il 16enne va spesso in Spagna, dove il padre aveva costruito un impero prima ancora di dichiarare guerra alla famiglia dei Di Lauro e dare così il via alla seconda faida di camorra.
Per il momento sono due sono le ipotesi in corso, come riporta il giornale online Teleclubitalia, che darebbero una spiegazione all’agguato avvenuto in via Giulio Cesare: l’attentato al baby boss potrebbe essere avvenuto per mano di un gruppo emergente interno agli Amato-Pagano oppure il mandante potrebbe provenire dai clan di Secondigliano e Scampia, gli “girati” oppure gli Abate-Abbinante-Notturno. Tutti ovviamente hanno interesse nell’allargare le piazze di spaccio sul territorio.
È difficile per gli inquirenti comprendere la giusta direzione da cui è partito l’ordine di uccidere il piccolo Amato, quello che però è certo è che il clan di Melito non lascerà senza risposta il tentato omicidio del 16enne e la morte di due uomni legati alla famiglia Amato. La periferia Nord di Napoli è di nuovo in guerra.
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