Intervistato al Tgr Campania un pentito dei Casalesi dichiara: “Francesco Schiavone, detto Sandokan, è ancora il camorrista più pericoloso, comanda ancora, anche dal 41 bis”.
È Massilimialo Caterino il collaboratore di giustizia che ha parlato di Francesco Schiavone. L’uomo è stato per trent’ anni braccio destro e cassiere di Michele Zagaria, un altro boss dei casalesi soprannominato Capastorta. Nella lunga intervista racconta anche di come è iniziata la sua carriera da camorrista: “Già a dieci anni eravamo affascinati da come venivano venerati, da come si vestivano, dalle macchine che avevano. Per me essere un camorrista significava che tutto diventava facile“.
Per quanto riguarda invece il potere che il clan aveva nella zona continua dicendo: “Noi risolvevamo tutti i problemi, vertenze sindacali, vertenze matrimoniali, qualsiasi problema noi lo risolvevamo in cinque minuti“. Sulla differenza tra la camorra casalese e quella napoletana dichiara: “Noi eravamo più molto più riservati, più umili, più seri, mentre a Napoli sono più chiassosi, diciamo alla Setola“.
Il suo racconto poi si sposta sulla parte più interessante: i quasi 16 anni di latitanza di Michele Zagaria, arrestato poi nel 2011 in un bunker a Casapesenna: “Andava fuori, in Europa, America, Australia grazie ai documenti che gli venivano forniti da professionisti”.
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