Ieri sera, domenica 1 maggio, in un servizio de Le Iene, si è tornato a parlare di Napoli. Giulio Golia, inviato del noto programma tv, ha realizzato un reportage in cui ha raccontato di guerre di camorra e “baby boss” che terrorizzano i quartieri. Video, racconti e interviste sono stati gli ingredienti che hanno mostrato la drammatica situazione della nostra città.
“Baby Boss: Il Far West di Napoli” è il titolo del servizio realizzato da Le Iene. Le ultime vicende partenopee raccontano di faide camorristiche accese. Morti ammazzati quasi ogni giorno, vendette e sparatorie per la conquista delle piazze di spaccio. Giulio Golia ha voluto raccontare tutto questo e per farlo si è addentrato nei quartieri protagonisti di queste vicende: Scampia e la Sanità.
Nel servizio anche un’intervista ai cosiddetti “Baby boss”: ragazzi molto giovani che raccontano la loro esperienza con la malavita. Hanno dai 15 ai 22 anni e sono già dei criminali. Sparano, fanno rapine, picchiano le persone e non hanno paura di niente. “Da bambino subisci delle cose però poi quando maturi cerchi di farti rispettare. Prendo quello che la vita mi ha dato. Ho una pistola e ho fatto le rapine”. Queste sono alcune delle parole che i ragazzini, a volto coperto, hanno usato per raccontare la loro realtà a Giulio Golia. Mancanza di lavoro, di opportunità di percorrere una strada che li allontani dalla delinquenza, sono le motivazioni che condurrebbero a tutto questo.
Al termine del servizio però subito sui social scatta la polemica. C’è chi parla di Sputtanapoli, chi dubita delle parole di quei ragazzi che parlano tranquillamente dei reati che commettono per “ottenere rispetto“, perché, come dicono, questa è l’unica strada che la vita gli ha offerto. Le dure immagini che il servizio delle Iene mostra non stanno bene ai napoletani che commentano negativamente. A parlare però è anche il padre del Rione Sanità, Alex Zanotelli. “Bomba sociale” è il termine che utilizza per descrivere la situazione di microcriminalità e chiede alle istituzioni un Piano Marshall per il centro antico e le periferie, ma anche ai napoletani di “alzare la testa e dire basta“.
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