La triste vicenda di Fortuna Loffredo ha scosso media e opinione pubblica. La bambina è morta il 24 giugno 2014, precipitata dall’ottavo piano di uno degli edifici del Parco Verde di Caivano. Sarebbe più corretto utilizzare il verbo “lanciata”. È accusato dell’omicidio e di violenza sessuale Raimondo Caputo, per il quale nei giorni scorsi è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare. L’uomo, insieme alla compagna Marianna Fabozzi, è in carcere dallo scorso novembre per abusi perpetrati ai danni di un altro minore.
È stata proprio la primogenita di quest’ultima, anche lei vittima degli abusi da parte dello stesso uomo, a denunciare quanto accaduto. Le sue parole sono raccolte nelle 130 pagine dell’ordinanza, che raccontano di questo orrore. Sono state la pm della Procura di Aversa, Claudia Maone, e la psicoterapeuta Rosetta ad ascoltare dalla sua voce di bambina, appena 11enne, quanto accaduto quel giorno. Lei, testimone diretta, coraggiosa accusatrice, che piano piano, lontano dalla famiglia e insieme alle sorelline “sta rifiorendo” in una comunità educativa del Napoletano.
Aveva 9 anni, quando è accaduto il terribile delitto. Ha raccontato di essere stata violentata tutti i giorni da Raimondo, che con una scusa tornava sempre con lei a casa quando la mamma non c’era. Quel giorno”stavamo a casa (è l’appartamento della nonna, isolato 3, ndr). Mia mamma in cucina. Io stavo lavando per terra. Chicca è venuta a bussare alla porta. Mi ha detto: vuoi giocare? Io ho detto: aspè sto lavando per terra. Si è seduta, ha detto ‘mi fanno male scarpe’, usciva a cambiarle e risaliva“. In casa, sempre secondo il suo racconto, c’era la mamma, Raimondo e appunto Fortuna.
Lui l’avrebbe accompagnata, sono saliti su, all’ottavo piano. Anna ha visto che Chicca era sdraiata e lui sopra di lei, la piccola cercava di difendersi scalciando disperatamente. “Poi lui la prende in braccio e la butta giù. L’ho visto che entrava in quel cancello (che delimita il terrazzo di copertura, ndr). Ho sentito le urla“.
Anna ha raccontato i dettagli degli orrori subiti da lei, dalla sorellina più piccola di quattro anni, da Fortuna. E forse anche da Antonio Giglio, precipitato dallo stesso edificio il 27 aprile 2013, anche lui figlio di Marianna Fabozzi. Anna, da quando è stata allontanata dalla famiglia, redige quotidianamente un diario, come ha tenuto a precisare in una nota anche lo stesso procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco. In questo diario, al quale affida i suoi pensieri e ricordi, la bambina ha scritto:
“Finalmente ho detto la verità, sono più tranquilla, sono felice, lui deve pagare per quello che ha fatto”.
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