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Guantiera: storia del simbolo delle domeniche napoletane

La parola Guantiera è una delle parole più ascoltate dai napoletani la domenica. È tradizione della città di Napoli accompagnare le giornate di festa con “‘Na bella guantiera ‘e paste”. Modo con cui è chiamato il vassoio di pasticcini che è servito dopo il pranzo domenicale. Un presente che si usa portare, quando si è invitati a mangiare a casa di amici o parenti.

Questo termine molto utilizzato nella lingua napoletana, non appartiene ad alcun dialetto specifico. Ciò detto, come spesso accade nelle espressioni dialettali, le parole italiane trovano una loro particolare traduzione. Da qui si arriva, quindi, alla parola “‘A guantiera” utilizzata dal popolo partenopeo, che non rimanda a un semplice significato, ma a una vera e propria usanza.

La parola guantiera perde il suo antico significato per divenire il vassoio conosciuto oggi

L’etimologia ha la sua derivazione dalla parola guanto. In tempi remoti, infatti, si intendeva con questo termine un vassoio dove poggiare i guanti. Era, dunque, un contenitore di diverse dimensioni, che poteva essere posizionato nell’armadio o all’ingresso, per poggiare quel particolare indumento. Con il tempo quest’espressione ha perso il suo antico significato, cominciando a essere utilizzato con tutt’altra accezione.

Oggi con questo termine si intende un vassoio per dolci. La parola si riferisce al piatto di portata con cui si servono i dessert a tavola. Da qui il significato si è espanso, abbracciando anche il vassoio utilizzato dai pasticcieri per riporre i dolci. Quella guantiera, generalmente di cartone lucido, è presente la domenica in tutte le tavole napoletane.

Da semplice contenitore per guanti diventa un vassoio colmo di dolci. “E’paste” trovano qui la loro perfetta collocazione. In ogni guantiera napoletana che si rispetti non può mancare il mitico babà, dolce partenopeo per eccellenza assieme alla sfogliatella. La scelta poi avverrà a seconda dei diversi gusti, l’importante però è che la guantiera sia sempre “Chiena chiena ‘e paste”.

Luigi Erbetta

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