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San Giovanni a Carbonara: i segreti dell’antica chiesa

Gli enigmi custoditi all’interno della Chiesa di San Giovanni a Carbonara sono davvero tanti. L’edificio di culto si trova in via Carbonara, una delle strade che da via Foria porta a piazza Garibaldi. Nell’antichità la zona, che si trovava subito fuori le mura tra il tempio di Marte e quello di Mercurio, era paludosa e non abitata. Adibita a discarica, convogliava a mare la colata d’acqua, fango e detriti che scendeva dalle colline nei giorni di pioggia.

Divenne ben presto l’area dove si svolgevano iniziazioni alla guerra e duelli fisici uno contro uno particolarmente cruenti. Di uno di questi incontri fu testimone anche il poeta Francesco Petrarca che, durante il suo soggiorno a Napoli, fu particolarmente turbato da tanta violenza e inviò addirittura una lettera al cardinale Colonna in cui condannava le barbarie a cui aveva assistito.

Nello stesso periodo un appezzamento di terra fu donato ai frati agostiniani che decisero di costruirvi un edificio di culto. I lavori di quella che sarebbe diventata la Chiesa di San Giovanni a Carbonara partirono nel 1383 e rappresentano l’inizio di un percorso che avrebbe portato la chiesa ad essere considerata uno dei più belli esempi di arte rinascimentale napoletana.

San Giovanni a Carbonara: leggende e omicidi svelati tra i marmi di una delle chiese più belle di Napoli

L’edificio religioso possiede al suo interno tanti misteri. Innanzitutto sembra quasi un tempio pagano più che una chiesa cristiana. Il fatto si spiega in questo modo: all’epoca bisognava accontentare tutti, credenti e miscredenti che si davano alla scienza occulta e abbandonavano la dottrina religiosa.

Al suo interno, dietro all’altare, troneggia una dei monumenti funerari più belli di tutta la penisola: quello dedicato all’allora re del Regno di Napoli, Ladislao D’Angiò-Durazzo. Il sovrano morì probabilmente avvelenato in circostanze misteriose. Si dice che il veleno fu posto sulle parti intime di una fanciulla che il re amava baciare. Il monumento funerario dedicato al re è enorme. La consorte Giovanna II lo volle fortemente costruire. L’opera è alta ben 18 metri ed è suddivisa in 7 livelli che rappresentano le virtù regie.

Sulla cima troneggia la figura di Ladislao. E qui sono nascosti altri due misteri. Il re morì scomunicato dunque è quantomeno curiosa la sua sepoltura in un edificio di culto cristiano. Secondo mistero: il sovrano è rappresentato con l’armatura pronto per una guerra epocale. Ma di che guerra si stratta? È presto detto: Ladislao aveva il progetto di unificare la penisola con capitale Napoli già 400 anni prima di Garibaldi. Viene quindi raffigurato pronto per espletare il suo compito.

Ma il mistero più grande della chiesa di San Giovanni a Carbonara si cela dietro al monumento funebre di Ladislao. Nascosta, e poco visibile al pubblico, esiste la cappella del gran siniscalco del Regno, Sergianni Caracciolo, amante della regina Giovanna II che però fu brutalmente assassinato dalla sovrana nel 1432 per motivi ignoti.

Da allora i menestrelli medievali ne cantarono l’accaduto creando di fatto la prima canzone politica napoletana (come testimonia Benedetto Croce). I versi del poema cantato erano questi: “Muorto è lu purpo e sta / sotto la preta / muorto è ser Janni / figlio de poeta“. L’enigma della morte di Caracciolo è svelato proprio in questa canzone. Purpo si riferisce allo stemma dei Caracciolo. Il termine preta farebbe invece riferimento all’assassino materiale del siniscalco: Pietro Palagano. Poeta sarebbe il soprannome con cui venivano chiamati alcuni membri della famiglia nobiliare napoletana.

Insomma una chiesa di bellezza rara sia per la sua facciata rinascimentale che per i tesori custoditi al suo interno, ma che nasconde storie misteriose e affascinanti. Da visitare assolutamente.

Fabiana Coppola

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