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Sfogliatella: il dolce simbolo dell’organo genitale femminile

La sfogliatella è senza dubbio il dolce più famoso di Napoli. Famosa è la sua storia, che  risale all’incirca a 600 anni fa, quando fu creata all’interno di un monastero di clausura di Amalfi. Meno nota è un antica diceria che parla di un dolce simile per forma e gusto a quello napoletano, risalente a più di 2000 anni fa. Quella che potremmo definire un’antica antenata della sfogliatella, ha avuto la sua nascita nel periodo del paganesimo.

La sfogliatella, stando a quanto narrano antichi racconti, ha radici risalenti a venti secoli fa. A quell’epoca si svolgevano riti per venerare gli dei. Tra questi uno importante, con origini elleniche e siriane, era dedicato a una dea, chiamata Grande Madre. La leggenda racconta che un rito di questo tipo, si faceva nell’antica cripta di Piedigrotta, nel cuore della Napoli preromana. Era qui che un gruppo di sacerdotesse eseguivano questo evento propiziatorio. Anche nel centro della solfatara di Pozzuoli, esisteva un altare dedicato alla Grande Madre, dove le giovani sacerdotesse svolgevano riti abituali per invocare la fertilità. Ed è proprio qui che compariva un vassoio di dolci con forma triangolare, simili dunque alla sfogliatella napoletana.

Sfogliatella: il famoso dolce napoletano con una storia lunga XX secoli

La forma di questo dolce, simile appunto alla sfogliatella, con la sua figura triangolare rimanda al simbolo per eccellenza della femminilità. Gli ingredienti dell’antico pasticcino erano elementi puri, perché l’antico panetto doveva rappresentare per le sacerdotesse un simbolo di estrema illibatezza. Però, com’era abitudine in quei tempi, quelli che dovevano essere riti casti, divenivano occasione di altri tipi di rituali, orgiastici, che avevano un carattere più erotico, che innocente. Ed è in queste pratiche, dall’animo un po’ ambiguo, che l’antica sfogliatella assume la doppia valenza di dolce puro e sensuale.

Quel pasticcino, con la forma triangolare, che richiama allusivamente all’organo genitale femminile, diventa l’offerta perfetta da donare alla Grande Madre, dea venerata in quei riti propiziatori. E da quel momento, sembra che il pasticcino abbia sempre avuto un doppio senso, che l’ha reso simbolo di eros e purezza alla stesso tempo. Come racconta quest’antica leggenda, dovrebbe essere questa la prima apparizione del dolce, conosciuto oggi come la sfogliatella napoletana.

Luigi Erbetta

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