‘O purtuallo, ovvero l’arancia in napoletano, è uno dei frutti prediletti dal popolo partenopeo nel periodo invernale. Mangiato da solo oppure spremuto cu ‘na puntell ‘e zuccher’, tutti quanti sono innamorati di questo succoso agrume che allieta i fine pasto di tutta Napoli in attesa della frutta primaverile. Il tondo frutto ha origini cinesi: viene infatti chiamato da qualcuno limone cinese. Le proprietà benefiche del purtuallo sono innumerevoli: dalla riduzione dei dolori influenzali fino alla cura dello scorbuto.
Ma perché l’arancia in napoletano si chiama purtuallo? Ci sono quattro affascinanti ipotesi. Analizziamole tutte e cerchiamo di scoprire quella più accreditata.
Origine portoghese. Questa è la teoria più diffusa, ma probabilmente la meno vera. Si dice che gli spagnoli, dominatori di Napoli per diversi secoli, comprassero le arance dai loro cugini portoghesi. Una volta giunto a Napoli il frutto veniva quindi chiamati purtuallo, da Portogallo appunto.
Origine portuale. Un’ altra ipotesi vuole le arance arrivare a Napoli tramite le imbarcazione che attraccavano al porto. È per questo che si chiamano purtualli, perché il loro nome deriverebbe dall’italiano “portuale”.
Origini francesi. Questa è una delle teoria più fantasiose, anch’essa però poco veritiera. Si narra che i francesi distribuissero arance alla popolazione in maniera completamente gratuita. I soldati lanciavano il frutto alle persone e gridavano: “pour toi!” ovvero “per te“. Da allora i napoletani desiderosi di mangiare il dolce frutto avrebbero detto: stann arrivann e purtuà!
Origine greca. Arriviamo infine all’ipotesi che più si avvicina alla verità. Le origini dell’arancia sarebbero semplicemente greche. I nostri cugini ellenici ci hanno tramandato migliaia di parole. Una di queste sarebbe proprio purtuallo. Il nome deriverebbe infatti dal greco πορτοκάλι (portokáli). È famosa infatti nelle terre a sud dell’Albania la portokalopita, ovvero la deliziosa torta all’arancia. Dopotutto l’origine greca è ovvia. A Napoli e in tutta Italia infatti c’è un detto che spiega perfettamente il forte legame con i cugini greci: “una faccia una razza”, che sta a simboleggiare le stesse origini, la stessa cultura, la stessa storia.
Quattro ipotesi dunque molto affascinanti. Qualunque sia la verità noi ce magnamm’ nu’ bell’ purtuallo e ci consoliamo un po’.
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