Per il referendum 17 aprile sulle trivellazioni controverse sono le opinioni non solo dei cittadini, che dovranno votare, ma anche dei partiti. Il professor Stefano Mazzoli, insegnante di geologia strutturale all’università di Napoli Federico II, espone il proprio pensiero in merito augurandosi la vittoria del “No”. Questa visione, un po’ controcorrente, è riportata da Inchiostronle.it e ripresa da Facebook Spotted Unina. Il docente vorrebbe il fallimento del referendum per un motivo ben preciso ossia le problematiche occupazionali che riguarderanno, in caso di vittoria del Sì, i futuri geologi.
Foto: ilpost.itIl referendum del 17 aprile contro le Trivelle in mare infatti invita ad abrogare la norma introdotta dalla Legge di Stabilità che concede l’estrazione e la ricerca del petrolio anche dopo la scadenza delle concessioni. Il professor Mazzoli però chiarisce la sua posizione: “Ci tengo a precisare che non volevo abusare della mia posizione di presidente di commissione per orientare il voto degli studenti, ognuno sceglierà poi autonomamente secondo il suo pensiero. Anche se il petrolio estratto in Italia non è determinante per il fabbisogno energetico nazionale, rinunciare a tale operazione significherebbe essere dipendenti da altri paesi, non sempre stabili dal punto di vista geopolitico” e in merito alla questione relativa all’inquinamento dei mari ad opera delle trivellazioni dichiara: “Gli idrocarburi nei nostri mari vengano estratti da circa un decennio e non ci sono mai stati incidenti. L’importante per il professore è che vengano rispettate le direttive vigenti in materia di tutela ambientale“.
Il 17 aprile dunque il popolo italiano sarà chiamato a prendere questa decisione e quindi se volesse fermare le trivellazioni in mare, dovrà votare per il SI permettendo dunque alla legge precedente di essere abrogata e quindi dire formalmente di NO alla Trivellazione. In questo modo, afferma Pasquale Petruzzo di Fare Verde Campania, il nostro paese intraprenderà una direzione energetica non petrolifera, ma ecologica, in quanto orientata allo sviluppo delle energie rinnovabili. In effetti l’Italia si è già mossa in questa direzione, infatti, nel confronto europeo, è uno dei Paesi che ha spinto di più sullo sviluppo delle rinnovabili. Il voto positivo invece è temuto dalle compagnie che gestiscono le piattaforme petrolifere, soprattutto Eni che possiede 76 impianti su 92 totali.
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