Quattrocento anni prima del 1860 ovvero dall’avvento di Giuseppe Garibaldi che decise la sorte di tutta Italia, ci fu una persona a Napoli, re Ladislao I, che aveva lo stesso progetto: quello di unificare il paese con capitale Napoli. Il Magnanimo, come veniva chiamato il sovrano angioino, divenne re all’età di dieci anni dopo la morte del padre Carlo III di Durazzo (da non confondere con Carlo III di Borbone che avrebbe regnato a Napoli solo 300 anni più tardi).
Dopo aver sedato lotte intestine che volevano sottrargli il trono, all’età di 23 anni Re Ladislao si dedicò ad un’idea ambiziosissima: quello di unificare l’Italia intera e porre come capitale della nazione la nostra amata città: Napoli. Per attuare questo visionario progetto il re non si fece scrupoli nell’usare la violenza. Dapprima conquistò lo Stato Pontificio e incominciò a fare dei territori papali quel che voleva. Si diresse poi a nord dove, alleatosi con la Repubblica di Genova fronteggiò i “nemici” toscani. Intanto però i territori conquistati andavano man mano perdendosi e re Ladislao I fu costretto a tornare a Napoli a causa di una brutta malattia che stroncò il sovrano nel 1414.
Dunque è sempre Napoli, sotto il regno dei D’Angiò e di re Ladislao I che si è dimostrata ancora una volta la più lungimirante delle città Italiane. Lasciando da parte le polemiche sui modi, unificare l’Italia è una cosa che andava assolutamente fatta. La reale unificazione è stata attuata nel 1860, in pieno risorgimento, ad opera di Giuseppe Garibaldi e re Vittorio Emanuele II. Ma noi non dimentichiamo che qui a Napoli c’è stata una persona che ci aveva pensato 400 anni prima. Certo era un periodo in cui i territori saltavano da una mano all’altra in poche decadi e ci si faceva la guerra per un niente. Di sicuro era un progetto utopico, ma c’era e questo rientra sempre negli infiniti primati della nostra grande città.
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